Writing https://www.positivislam.ch Mon, 26 Aug 2025 09:57:18 +0000 Joomla! - Open Source Content Management en-gb E se fossimo tutti musulmani? https://www.positivislam.ch/positivwriting/e-se-fossimo-tutti-musulmani https://www.positivislam.ch/positivwriting/e-se-fossimo-tutti-musulmani E se fossimo tutti musulmani?

Questo settembre ho iniziato il mio Master in Studi Interreligiosi e in Islam e Società alle Università di Berna e Friburgo. Ho così la possibilità di acquisire delle conoscenze più approfondite sull’islam, mondo in cui più mi addentro, più aumenta il mio interesse per le molte sfaccettature e la complessità che lo caratterizzano. Nelle ultime settimane ho frequentato un corso di esegesi, dove abbiamo analizzato le varie rappresentazioni dell’altro in rapporto all’identità musulmana all’interno del Corano. Ci siamo concentrati in particolare sulla cosiddetta “Gente del Libro” (ahl al-kitāb), termine con cui sono designati gli ebrei e i cristiani dell’epoca. La relazione riportata dal Corano tra i compagni di Maometto e la “Gente del Libro” è alquanto interessante: da una parte vi è il riconoscimento della sacralità delle scritture rivelate a ebrei e cristiani, quali la Torah e i Vangeli, d’altra parte vi è un continuo appello all’importanza di essere puri credenti (ḥanīf 
, musulmani), e cioè di non avere nessun altro Dio all’infuori di Allah. In quest’ultima accentuazione si cela certamente una differenza teologica fondamentale tra cristiani e musulmani, che risiede nella diversa concezione del proprio Dio. Da parte musulmana, infatti, la dottrina della Trinità non è concepibile, poiché comprometterebbe l’unicità di Allah. Questa chiara divergenza è già presente nel Corano, il quale, però, cerca altresì di trovare un terreno comune tra la “Gente del Libro” e la comunità di Maometto, come mostra il seguente versetto:

“Di': ‘O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah”. Se poi volgono le spalle, allora dite: ‘Testimoniate che noi siamo musulmani’” (Sura 3:64).

Allah è quindi l’unico Dio, al Quale nulla può essere associato. Questa Sura non documenta solamente delle divergenze teologiche; essa si presenta come molto rilevante da un punto di vista di dialogo interreligioso. Soffermiamoci sull’ultima frase “Testimoniate che noi siamo musulmani”. Che cosa significa essere musulmani? Il termine musulmano, muslim, designa l’atto di arrendersi completamente a Dio, di essere devoto a Lui solo. Partendo da questo significato profondo, appare chiaro come la strada del dialogo tra adepti delle diverse religioni si apra interamente a una nuova prospettiva comune. Ogni persona può essere considerata musulmana.

Questa interessante interpretazione è descritta molto bene da Öszoy (2007). Secondo l’autore, se si considera l’aggettivo “islamico” o “musulmano” nel suo significato di profonda devozione a Dio, non solo si può parlare di un cristianesimo o di un ebraismo “islamici” o “musulmani”, ma si può anche presupporre l’esistenza di alcuni tipi di “islam non musulmani”, vale a dire non completamente fedeli ad Allah e ai suoi insegnamenti. Se si mostra una fede pura verso Dio, ecco allora che ogni fedele, indipendentemente dal suo credo, può essere considerato musulmano, in questa particolare accezione di completa devozione a Dio, ad Allah. Basandosi su una tale prospettiva innovativa di unità, viene a mio parere favorita un’apertura veritiera verso l’altro e viene posta una solida base per un dialogo comune tra uomini e donne di differenti religioni, volto a favorire una convivenza rispettosa e pacifica all’interno di ogni società.

Vorrei concludere con la citazione di un altro versetto del Corano, il quale trasmette un messaggio immediato, anch’esso fondamentale in una prospettiva di dialogo interreligioso.

E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi. (Sura 5:48)

Il giudizio non è facoltà degli esseri umani; esso spetta unicamente ad Allah. Come esseri umani ci rimane quindi la possibilità di impegnarci per il bene collettivo. All’interno di questo cammino comune, le religioni possono ricoprire un ruolo decisivo come fattori di coesione sociale, volti a favorire la comprensione e il rispetto reciproco. Non vi è bisogno, e non sarebbe nemmeno giusto voler rimuovere le differenze tra le varie credenze; fondamentale è invece la volontà di conoscersi reciprocamente e di trovare un punto di partenza che accomuni persone di differente appartenenza religiosa. Un esempio l’ho appena proposto in questo post: il fatto che, anche all’interno di altre religioni, possiamo riconoscere un nostro fratello musulmano o una nostra sorella musulmana, una persona che segue dei principi universali con la nostra stessa devozione e sincerità.

Fonti

Özsoy, Ömer (2007): „Leute der Schrift“ oder Ungläubige? Ausgrenzungen gegenüber Christen im Koran. In: Schmid, Hansjörg/Renz, Andreas/Sperber, Jutta/Terzi, Duran (2007): Identität durch Differenz? Wechselseitige Abgrenzungen in Islam und Christentum. Regensburg: Pustet. 107–118.

<http://tanzil.net/#trans/it.piccardo/5:48>, [consultazione 28.11.2025].

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Writing Fri, 08 Mar 2026 13:28:35 +0000
Quando l’islam è al centro del discorso (parte 2) https://www.positivislam.ch/positivwriting/quando-l-islam-e-al-centro-del-discorso-parte-2 https://www.positivislam.ch/positivwriting/quando-l-islam-e-al-centro-del-discorso-parte-2 Quando l’islam è al centro del discorso (parte 2)

Ricordate ancora il mio ultimo post in cui ho parlato della retorica spesso utilizzata nei confronti dell’islam, di come riconoscerla e di come adottare uno sguardo critico nei confronti di determinate argomentazioni? In questo nuovo contributo desidero completare la mia riflessione, presentandovi ulteriori strategie retoriche contestabili, ma spesso adottate all’interno del discorso sull’islam.

Ma dove eravamo rimasti? …All’analisi della citazione di Matteo Salvini, che vi ripresento qui di seguito:

“Il problema dell'Islam è che è una legge, non una religione: nel nome di un Dio impone una legge secondo me incompatibile con i nostri valori, i nostri diritti e le nostre libertà. Io non voglio che in casa mia si insedino persone per cui la donna vale meno dell'uomo, la giustizia islamica prevale sulla giustizia italiana, la libertà di pensiero è limitata da quello che prevede il Corano” (Sky/TG24 2018).

Vi avevo lasciato con un “compito”, cioè quello di cercare altri punti problematici in questo intervento. Vi svelo di seguito la mia “soluzione”.

A mio parere, in questa corta citazione, possiamo individuare ancora due tipologie di discorso sull’islam. La prima problematica è da vedere nel riferimento di Salvini all’islam in quanto “legge” e “non religione”, la quale verrebbe imposta e sarebbe incompatibile con i valori italiani. Da questo passaggio notiamo chiaramente come il premier italiano unisca il lato religioso dell’islam (che arriva addirittura a negare, forse a fini persuasivi) alla dimensione politica. Già qui possiamo notare una presa di posizione netta che non si preoccupa di presentare l’islam adottando una visione differenziata dei molteplici aspetti che lo caratterizzano (cf. Schulze 1991: 10), ma che ne dà una visione negativa e omogeneizzante. Ecco così un terzo argomento ricorrente, che si aggiunge alla lista cominciata nel post precedente:

  1. La presentazione dell’islam e dei musulmani come incompatibili con l’Occidente dal punto di vista culturale e della civiltà (cf. Hafez 2010: 135), supposizione che viene spesso sostenuta dall’argomento secondo cui l’islam non permetta una separazione tra stato e religione e non abbia raggiunto lo stadio di secolarizzazione e le conquiste derivanti dall’Illuminismo occidentale, o addirittura che rappresenti un pericolo per le stesse (cf. Bielefeldt 22010: 185–188)[1]

È anche bene notare come, sempre nella citazione di Salvini, l’uso degli aggettivi possessivi sia molto efficace da un punto di vista retorico. Sostenere semplicemente che l’islam sia incompatibile con i valori degli italiani ha sicuramente un effetto persuasivo minore del giudicarlo estraneo ai “nostri valori, i nostri diritti e le nostre libertà”. Ripetendo tre volte l’aggettivo “nostro”, Salvini enfatizza l’incompatibilità dell’islam con le conquiste positive che accomunano gli italiani, rappresentati come gruppo omogeneo e ben distinto dall’islam. Che di conquiste si sta parlando, non è direttamente visibile nella lettura superficiale della citazione, ma è molto probabilmente sottointeso. Questi valori, diritti e libertà sono, come detto, solitamente ricondotti al periodo dell’Illuminismo. Il fatto che l’islam sia un pericolo per i valori del proprio gruppo si può leggere anche nell’esternazione di Salvini, secondo cui esso rappresenti una limitazione della libertà di pensiero e una “deviazione” dalla “giustizia italiana”.

Salvini sostiene la sua attitudine esclusiva (islam/musulmani vs. “casa mia”) con alcuni esempi. È qui che troviamo un altro argomento ricorrente, cioè:

  1. La considerazione delle donne musulmane come aventi meno diritti dei rispettivi uomini e come sottomesse a loro.

Siamo qui confrontati con una generalizzazione. Non solo l’argomento presuppone che tutte le persone musulmane abbiano le stesse opinioni e attitudini, ma fa anche passare implicitamente l’idea che ogni italiano consideri effettivamente la donna come pari all’uomo. Che purtroppo ci sia ancora molto lavoro da fare perché la donna sia trattata allo stesso modo dell’uomo sotto tutti i punti di vista, anche in Italia o nei paesi occidentali, viene però tralasciato (si pensi, per citare un solo esempio, alla disparità salariale).

Per concludere, vorrei fare prima di tutto una precisazione su ciò che ho cercato di trasmettere con i miei ultimi due post. Essi sono stati un tentativo di far capire quanto dei discorsi politici che ci sembrano a prima vista chiari e coerenti possano contenere in realtà numerosi argomenti, espliciti o meno, che hanno lo scopo di giustificare un’attitudine di esclusione e la stigmatizzazione di un determinato gruppo di individui.

La retorica che si nasconde dietro questi argomenti, ricorrenti specialmente tra esponenti di partiti populisti di destra, si basa di fatto sulla semplificazione di fenomeni sociali complessi e, troppo spesso, sull’individuazione di capri espiatori con cui il cittadino medio, che fatica ad arrivare alla fine del mese, può prendersela; siano essi stranieri, migranti o musulmani. Il problema risiede però proprio nel forte impatto che questi discorsi esercitano all’interno della popolazione. Tale effettività risiede certamente nel fatto che questa retorica punta sulle emozioni delle persone, utilizzando argomenti semplici e diretti e donando risposte altrettanto semplici a temi che sono, in realtà, profondamente complessi (cf. Reisigl 2012: 149, che presenta una tipologia di 10 principi della retorica populista, dei quali mi sono appena riferita, tra le righe, a tre).

È molto più facile prendersela con il musulmano che, a causa della conoscenza superficiale che ne ricaviamo dai media, ci fa paura, piuttosto che cercare di conoscere veramente di chi si tratta. Ma è proprio questo secondo processo che dovremmo cercare di fare, proprio per superare gli stereotipi che ci vengono presentati; e magari arrivare a scoprire più similitudini che differenze in una persona che pensiamo a torto essere completamente estranea. Solo in questo modo si può costruire un’opinione personale fondata e contribuire alla formazione di una società in cui vigono il rispetto reciproco e la convivenza pacifica tra esseri umani!

[1] Questo terzo tipo di argomento potrebbe giustamente essere visto come una sottocategoria del secondo punto “Islam in quanto completamente estraneo all’Occidente e quindi non integrabile” (vedi blog precedente). È molto difficile se non impossibile trovare tipologie di argomentazione completamente distinte, poiché esse si completano e si influenzano a vicenda.

[2] Sono consapevole che un tema simile può essere affrontato nel migliore dei modi solo tramite un’analisi scientifica approfondita; ciò è ovviamente impossibile da raggiungere in un blog. Per questo motivo il commento di un solo testo non deve essere visto come riduzionistico, ma come esemplificativo di un fenomeno maggiore e ampiamente analizzato (vedi bibliografia).

Vorrei anche specificare che ho dovuto tralasciare l’analisi del contenuto degli argomenti sotto il punto di vista della loro veridicità o meno, limitandomi a commentarne le problematiche dal punto di vista argomentativo.

Bibliografia

Bielefeldt, Heiner (22010): „Das Islambild in Deutschland. Zum öffentlichen Umgang mit der Angst vor dem Islam“. In: Schneiders, Thorsten Gerald (Hrsg.) (22010): Islamfeindlichkeit. Wenn die Grenzen der Kritik verschwimmen. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften. 173–206.

Hafez, Farid (2010): Islamophober Populismus. Moschee- und Minarettbauverbote österreichischer Parlamentsparteien. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Reisigl, Martin (2012): „Zur kommunikativen Dimension des Rechtspopulismus“. In: Sir Peter Ustinov Institut (Hrsg.) (2012): Populismus. Herausforderung oder Gefahr für die Demokratie? Wien: new academic press. 141–162.

Schulze, Reinhard (1991): „Vom Anti-Kommunismus zum Anti-Islamismus. Der Kuwait-Krieg als Fortschreibung des Ost-West-Konflikts“. Peripherie. Zeitschrift für Politik und Ökonomie in der Dritten Welt 41/1991. 512.

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Writing Fri, 08 Mar 2026 13:21:25 +0000
La violenza di un pezzo di carta https://www.positivislam.ch/positivwriting/la-violenza-di-un-pezzo-di-carta https://www.positivislam.ch/positivwriting/la-violenza-di-un-pezzo-di-carta La violenza di un pezzo di carta

Cari lettori, care lettrici,

Sono sicuro che avrete sentito spesso parlare di problemi legati ai musulmani: si va dai foreign fighters alle discussioni sui minareti, dal radicalismo ai burqa. Eppure, spesso si fa tanto fumo per poco arrosto: non sono io a dirlo, ma la Confederazione stessa[1]! Siamo dinanzi ad un problema di violenza mediatica.

Questo tema è molto importante: esso è infatti uno dei principali ostacoli nel creare un clima di fiducia tra le comunità islamiche e le istituzioni, elemento fondamentale per portare avanti insieme progetti di interesse della federazione e di tutti i cittadini.

Quando i problemi ti toccano da vicino

Un giorno ero sull’autopostale che tornavo dal lavoro, e mi è caduto l’occhio sul piccolo schermo che riportava le notizie del giorno. Come sapete, di queste notizie viene prima mostrato un titolo ad effetto, e dopo appare un piccolo riassunto dell’accaduto.

Quel dì, sullo schermo apparve come titolo che accennava ad un accoltellamento avvenuto in Olanda. Sono rimasto allibito un attimo, perché mi sono chiesto: “Ci sono un sacco ci incidenti e di reati ogni ora in tutta Europa, perché ad un ticinese dovrebbe interessare un accoltellamento in Olanda?”.

L’attimo dopo, con tanta amarezza, ho pensato “Ah… stai a vedere che c’è qualche pseudo-musulmano coinvolto... non si perdono mai occasioni per diffondere un po’ di sano allarmismo”.

Indovinate? Ho fatto centro.

Non facciamo finta di nulla. Probabilmente adesso, mentre sto scrivendo questo articolo, da qualche parte in Europa è recentemente avvenuto un accoltellamento (secondo i dati dell’UNODC, ogni ora ci sono 2 o 3 omicidi[2]). Potete, almeno un pochettino, immaginarvi il mio stato d’animo quel giorno: un enorme senso di tristezza e sconforto.

Quando i problemi non sono una scusante

Non voglio soffermarmi a discutere su perché venga fatta violenza mediatica, non ho le competenze per farlo... Tuttavia vorrei ricordarvi che Nicolas Sarkozy ha fatto una forte pressione sull’intervento occidentale in Libia, ed ha portato la Francia ad essere il principale protagonista nell’uccisione di civili libici e nell’acquisizione (per non dire furto) di risorse naturali libiche. Qualche anno dopo (eventi recenti) lo stesso Sarkozy viene indagato per aver ricevuto milioni di euro in nero da Gheddafi per finanziare (in maniera peraltro illegale) la sua campagna di elezioni[3]. In tutto questo, musulmani sono i cattivi. A voi le riflessioni.

Quando c'è equità ed equilibrio

Le statistiche nel report della confederazione sono molto chiare:

1 Il grafico mostra la quota annua degli articoli suscitanti distanza o empatia o ambivalenti sul totale esaminato e la relativaevoluzione dal gennaio del 2009 al giugno del 2017. Il fatto che la somma sia inferiore al 100% è dovuto alla circostanzache non tutti gli articoli del campione considerato esprimono giudizi sugli attori musulmani tematizzati. N = 1488 articoli. Esempio: nel 2017 il 69% degli articoli sui musulmani in Svizzera considerati si contraddistingue per una tonalità che genera distanza…

in quasi dieci anni, gli articoli che esprimono un sentimento di empatia verso i musulmani (tra tutti gli articoli che parlando di loro) sono scesi dal 20% fino ad arrivare sotto il 10%, mentre quelli contro i musulmani sono passati dal 20% al 69%. Non è spaventoso? Ogni 10 volte che si parla dell’islam, 7 volte si parla male dei musulmani, 1 volta si parla in maniera ambigua, e una volta (forse) si riesce a parlarne bene...

Quando si coglie ogni occasione per fare del bene

Ricordo un bellissimo workshop tenuto da Paride Pelli, direttore di Ticinonews.ch, sul come scegliere un titolo efficace per un articolo di giornale. L’enfasi era tutta concentrata sul “catturare il lettore” con frasi che generassero curiosità, ma che fossero comunque sempre vere, e non deludessero mai il lettore.

Ora vi chiedo dunque, un consiglio. Se siete qua, immagino che siate degli ottimi lettori. Vi proporrò due titoli, e voi mi direte quale, secondo voi, colpisce maggiormente. Magari scrivetelo nei commenti!

“L’Ape Regina dei Bunga Bunga di Berlusconi abbraccia l’islam e riconosce i suoi sbagli”
Oppure
“Sabina Began rivela i dettagli del suo rapporto con Berlusconi, fino alla fecondazione assistita”

Onestamente, potreste trovare anche titoli migliori, ma il messaggio è chiaro: quale dei due temi potrebbe sorprendere di più il lettore? A me colpisce molto il primo, e chiedendo in giro le persone condividono la mia opinione. Perché vi faccio questa domanda? Beh, ho trovato molto interessante questo articolo[4]: si tratta di un’intervista esclusiva a Sabina Began, detta anche “Ape Regina” per il suo essere la favorita delle feste berlusconiane. Ho trovato molto interessanti i punti dove analizzava cosa avesse portato lei o il suo amato ad avere certi comportamenti. Ha parlato di arroganza, amore, ego, gelosia, ma soprattutto ha parlato di pentimento. E di religione.

Quando ho letto l’articolo sono rimasto piacevolmente sorpreso: era davvero pieno di riflessioni interessanti. A tal proposito, il 20Minuti ha pubblicato il seguente riquadretto. Cosa ne pensate?

Se siamo d’accordo che, in una simile circostanza, la parola “Islam” avrebbe davvero colpito l’occhio. Eppure, non se ne fa nemmeno un cenno.

Se io fossi musulmano, mi rimarrebbe un po’ l’amaro in bocca. Ma soprattutto, mi chiederei “perché?”. Nel giornalismo, nulla è lasciato al caso. Riuscite ad aiutarmi nel trovare una risposta? Forse questo non rientra nella definizione di violenza mediatica, ma ci tenevo a riportare le mie osservazioni: questo è un esempio di quando si può parlare bene dell’islam, o comunque parlarne in maniera interessante, ma si sceglie di non farlo.

Quando tutti hanno modo di esprimersi

Un altro serio problema riportato dalla federazione, è che quando si parla di islam, tipicamente i musulmani sono oggetto e non soggetto dell’articolo: in altre parole, i musulmani non parlano di loro stessi, ma c’è qualcuno che parla di loro (male).

2 Il grafico mostra la quota degli articoli in cui i musulmani sono solo oggetto, vale a dire che vengono riportate esclusivamente dichiarazioni di altri attori su di loro (55,3%), rispetto a quelli in cui sono solo musulmani a esprimersi (2,8%).Sono inoltre stati definiti tre stadi intermedi (prevalentemente oggetto, prevalentemente soggetto, rapporto equilibrato tra soggetto e oggetto). N = 450 articoli. Esempio: nel 12,5% degli articoli il rapporto tra dichiarazioni dei musulmani e dichiarazioni sui musulmani è equilibrato (soggetto e oggetto).


Clamoroso è stato il documentario di Danilo Catti mostrato nel programma RSI “Storie”: esso avrebbe dovuto mostrare la vita dei musulmani in Ticino durante ramadan. L’ospite in sala venne cambiato all’ultimo minuto e senza preavviso, ed ecco apparire in sala la signora Keller Messahli, trasformando un’occasione d’espressione per i musulmani, in un attacco verso di loro. Parlerò ancora di questo.

“Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche.“
{Costituzione svizzera, Art. 8}

Sono convinto che i progetti ambiziosi richiedano tanto tempo e piccoli passi per avere successo. Credo anche, che sia nell’interesse di tutti perseguire dei valori, quali la giustizia, l’onestà e l’equità. La radicalizzazione violenta, che usando parole più belle è l’incapacità di confrontarsi con il prossimo e di mettersi in discussione, è qualcosa che colpisce in ogni cultura, in ogni posto, in ogni epoca, soprattutto quelle persone che vengono isolate dalla società. Credo sia importante notare come noi stiamo effettivamente contribuendo ad un simile processo, ed aumentare la nostra sensibilità su questo tema, per una Svizzera migliore e più sicura.

Un grande esempio è l’intervista Pascal Gemperli, pubblicata anche sul Corriere del Ticino, che mi ha davvero sbalordito: sia le parole di Pascal che il materiale riportato dai media, era corretto ed impeccabile. Forse è una delle interviste più belle che io abbia mai letto in merito ad un musulmano, e mi ha dimostrato che le porte sono ancora aperte, e che possiamo costruire tanto. Io ci credo, e voi?

Grazie per la lettura.

[1] Commissione Federale contro il Razzismo (CFR): “Copertura mediatica dei musulmani in Svizzera: uno studio universitario fa il punto della situazione”.

[2] Dato ricavato manualmente, dai dati originali del UNODC.

[3] Uno dei tanti articoli

[4] Il fatto quotidiano: Sabina Began: “Il Bunga Bunga? Una fogna, Berlusconi schiavo dell’ego. Il Corano mi ha guarita

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Writing Fri, 08 Mar 2026 12:40:24 +0000
Quando l’islam è al centro del discorso (parte 1) https://www.positivislam.ch/positivwriting/quando-l-islam-e-al-centro-del-discorso https://www.positivislam.ch/positivwriting/quando-l-islam-e-al-centro-del-discorso Quando l’islam è al centro del discorso (parte 1)

Come riconoscere se siamo confrontati con una retorica intrisa da luoghi comuni?

Cosa siamo abituati a sentire riguardo all’islam? Che strategie retoriche vengono usate, specialmente in campo politico, riguardo un tema che ha una risonanza mediatica sempre maggiore? Vi sono strategie linguistiche che possono essere pericolose e portare alla legittimazione di attitudini di esclusione verso un determinato gruppo di persone?

In questo blog vorrei dare uno spunto per riflettere su queste interrogazioni e proporre la tesi secondo cui siamo spesso confrontati con una retorica che appoggia sulle nostre emozioni di naturale timore nei confronti di ciò che non conosciamo, e non sempre ce ne accorgiamo. Proprio per questo motivo, tali strategie linguistiche sono estremamente effettive ma anche pericolose se il nostro obiettivo è di promuovere una società plurale in cui più rappresentanti di più tradizioni convivono e discutono pacificamente.

Le mie riflessioni appoggiano su un sapere che ho acquisito durante i miei studi, ma specialmente grazie al mio lavoro di Bachelor, in cui ho analizzato un discorso di Björn Höcke sull’islam; quest’ultimo è un esponente del partito di destra tedesca Alternative für Deutschland. Il suo discorso è uno fra i tanti che vengono portati avanti da una parte dello spettro politico occidentale, per cui l’islam è descritto attraverso una serie di strategie retoriche che lo rappresentano come intrinsecamente estraneo all’Occidente, a meno che non ne avvenga un’assimilazione. Questa prospettiva si intreccia con numerose altre dinamiche globali, a cui siamo sempre più esposti, sicuramente dal punto di vista mediatico; basti citare il terrorismo di matrice islamica (discusso molto più ampiamente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, cf. Halm 22008: 96) o la migrazione verso l’Europa di „masse“ di individui, aventi una cultura e una religione diversa dalla nostra (È davvero sempre così? O non sono ad esempio molti eritrei o anche siriani di religione cristiana? Quanto siamo disposti ad entrare veramente in contatto con queste persone?).

Dopo questa lunga introduzione volta anche a far riflettere su nostri pensieri o stereotipi (che, la maggior parte delle volte, derivano dalla non conoscenza, perlomeno diretta, di un determinato fenomeno o di persone che lo rappresentano), vorrei proporvi una lista pratica di alcuni tra gli argomenti utilizzati soprattutto da esponenti della destra populista per descrivere l’islam in opposizione all’Occidente. I primi due verranno presentati qui, gli altri seguiranno nel prossimo post!

  1. L’islam rappresentato come un complesso indefinito che invade l’Occidente in un processo lento e nascosto di „islamizzazione“ (cf. Hafez 2010: 128–131)

Ecco un argomento spesso utilizzato secondo cui l’islam, presentato come un complesso omogeneo, rappresenti una minaccia per l’identità occidentale, tradizionalmente cristiana e liberale.

Per dare alcuni esempi pratici, si può iniziare dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, il quale ha descritto ad inizio anno il proprio paese come „ultimo bastione nella lotta contro l’islamizzazione dell’Europa“ (The Guardian 2018). Oppure, vi riporto un estratto in traduzione italiana del discorso di Björn Höcke sull’islam datato 2016, che ho analizzato nel mio lavoro di Bachelor. Il politico dell’AfD si esprime in questo modo sulla Turchia guidata da Erdogan: “Cari amici, la Turchia moderna e laica di un Kemal Atatürk si sta dissolvendo gradualmente, lo Stato secolare è in ritirata e la Turchia si concepisce sempre di più come testa di ponte per l’islamizzazione dell’Europa” (cf. AfD-Landtags-TV 2017). Sostenendo il suo argomento con un gergo militare[1], Höcke addita il governo turco in quanto sostenitore principale di questo ipotetico processo velato di islamizzazione dell’Europa. Infatti, l’espressione testa di ponte può essere usata metaforicamente “per indicare un nucleo coerente di forze o elementi favorevoli sul quale appoggiarsi per introdursi in uno scenario […] estraneo” (educalingo).

Questo argomento alludente ad un’invasione risulta molto efficace per il suo forte riferimento ad uno scenario che fomenta le paure individuali che ognuno possiede quando si tratta di entrare in contatto con qualcosa di nuovo, a cui non siamo abituati, o più semplicemente con “l’altro”. Esso può essere criticato nella sua semplificazione di dinamiche più complesse e omogenizzazione di un gruppo di individui dietro al termine “islam”. Ci sarebbe infatti da chiedersi chi rappresenti questo pericoloso islam che ci starebbe invadendo. Tutti i musulmani? O solo i musulmani „radicali“? Uomini? Migranti? Cosa dire invece di donne o bambini?

  1. Islam in quanto completamente estraneo all’Occidente e quindi non integrabile

Questa posizione è stata espressa molto chiaramente sempre da Viktor Orbán nel 2015, anno in cui, riferendosi ai flussi migratori di richiedenti l’asilo sulla rotta balcanica, egli ha rifiutato la politica di accoglienza dell’Unione Europea attraverso l’argomento secondo cui la maggioranza dei migranti fosse musulmana e quindi rappresentasse una minaccia per l’identità europea e le sue radici cristiane (The Guardian 2015).

Anche Matteo Salvini si è espresso, a febbraio 2018, in una direzione simile: “Il problema dell'Islam è che è una legge, non una religione: nel nome di un Dio impone una legge secondo me incompatibile con i nostri valori, i nostri diritti e le nostre libertà. Io non voglio che in casa mia si insedino persone per cui la donna vale meno dell'uomo, la giustizia islamica prevale sulla giustizia italiana, la libertà di pensiero è limitata da quello che prevede il Corano” (Sky/TG24 2018).

…per ora ci fermiamo qui! Ma vi propongo una sfida: provate ad analizzare voi l’ultima citazione del ministro dell’interno italiano. Trovate altri punti problematici nel suo intervento?

Vi dò un indizio: è possibile individuare ancora due tipi di discorsi sull’islam. La risposta la troverete nel prossimo blog, in cui continuerò con la lista appena iniziata!

[1] Cf. i termini „in ritirata“, „testa di ponte“.

Bibliografia

AfD-Landtags-TV: Björn Höcke: Entweder der Islam entschärft sich in Europa oder er wird aus Europa verabschiedet. Demonstration der AfD-Thüringen, Erfurter Domplatz [18.05.2025]. <https://www.youtube.com/watch?v=61DFprVGUiU>, [31.05.2025].

Boffey, Daniel (18.02.2026): Orbán claims Hungary is last bastion against 'Islamisation' of Europe. PM steps up populist rhetoric in annual state of the nation speech ahead of April elections. <https://www.theguardian.com/world/2018/feb/18/orban-claims-hungary-is-last-bastion-against-islamisation-of-europe>, [12.09.2025].

Educalingo dizionario: Testa di ponte. <https://educalingo.com/it/dic-it/testa-di-ponte>, [12.09.2025].

Hafez, Farid (2010): Islamophober Populismus. Moschee- und Minarettbauverbote österreichischer Parlamentsparteien. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Halm, Dirk (22008): Der Islam als Diskursfeld. Bilder des Islams in Deutschland. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Sky/TG24 (08.02.2026): Salving: "L'Islam non è compatibile con la Costituzione". <https://tg24.sky.it/politica/2018/02/08/salvini-islam-non-compatibile-costituzione.html>, [12.09.2025]

Traynor, Ian (03.09.2025): Migration crisis: Hungary PM says Europe in grip of madness. Viktor Orb attacks EU policy, saying the influx of Muslim refugees poses a threat to Europe's Christian identity. <https://www.theguardian.com/world/2015/sep/03/migration-crisis-hungary-pm-victor-orban-europe-response-madness>, [12.09.2025].

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Writing Thu, 06 Dec 2025 13:06:01 +0000
De l’éthique de guerre à l’éthique de paix https://www.positivislam.ch/positivwriting/de-l-ethique-de-guerre-a-l-ethique-de-paix https://www.positivislam.ch/positivwriting/de-l-ethique-de-guerre-a-l-ethique-de-paix De l’éthique de guerre à l’éthique de paix

Si vis pacem, para bellum : Si tu veux la paix, prépare la guerre. Si l’on est en droit de douter du bien-fondé de la guerre comme instrument de paix, l’on doit admettre que le conflit armé nous est parfois imposé et que la préservation de notre sécurité nécessite de riposter à l’agression.

Prenons en exemple notre pays : la Suisse est neutre, et c’est là un attribut de fierté pour ses citoyens. Néanmoins, cette neutralité, de même que sa volonté de préserver la paix, ne l’empêchent pas de se doter d’une armée forte. Bien au contraire ! Nos forces militaires ont ainsi pour missions d'assurer la défense du territoire suisse, la sauvegarde des conditions d'existence du pays et de contribuer à la promotion de la paix à l'étranger.

La question de la guerre en Islam fait souvent débat. En effet, le Coran ainsi que plusieurs hadiths (traditions prophétiques) mentionnent le conflit armé et enjoignent à combattre. Plusieurs questions se posent dès lors : la guerre en Islam est-elle une fin ou un moyen ? Et dans ce dernier cas, moyen de violence ou de paix ? Puis finalement, que nous enseigne l’éthique de guerre islamique quant à son éthique de paix ?

L'éthique de guerre dans le Coran

Lors de la révélation du Coran, les musulmans vivaient dans un climat particulièrement difficile. Par suite des nombreuses violences, persécutions et oppressions dont ils faisaient l’objet, la majorité d’entre eux avaient décidé de quitter leur lieu de résidence (la Mecque) et d’émigrer vers Médine où s’est constituée une structure proto-étatique musulmane. Mais cela n’a pas découragé leurs anciens persécuteurs et la violence a pris une forme autre : le conflit armé.

Le Coran, guide universel du musulman a bien entendu traité de cette question. Les musulmans de l’époque ont ainsi reçu des directives précises sur la manière de se comporter dans pareille situation, directives symbolisées par les quelques versets ci-dessous.

Combattez dans le sentier d'Allah ceux qui vous combattent, et ne transgressez pas. Certes, Allah n'aime pas les transgresseurs!
Coran 2:190

Et préparez contre eux tout ce que vous pouvez comme force et comme cavalerie équipée, afin d'effrayer l'ennemi d'Allah et le vôtre, et d'autres encore que vous ne connaissez pas en dehors de ceux-ci mais qu'Allah connaît. Et tout ce que vous dépensez dans le sentier d'Allah vous sera remboursé pleinement et vous ne serez point lésés.
Et s'ils inclinent à la paix, incline-toi vers celle-ci et place ta confiance en Allah, car c'est Lui l'Audient, l'Omniscient.
Coran 8:60-61

Allah ne vous défend pas d'être bienfaisants et équitables envers ceux qui ne vous ont pas combattus pour la religion et ne vous ont pas chassés de vos demeures. Car Allah aime les équitables.
Coran 60:8

En résumé, le Coran appelle les musulmans à combattre ceux qui les combattent et ce sans transgression. Il les enjoint également à s’incliner à la paix si ceux-ci s’y inclinent, quand bien même ces derniers leur auraient volé leurs biens, les auraient torturés et les auraient chassés de leurs demeures dans le passé. Finalement, les musulmans sont invités à faire preuve de bienfaisance et d’équité envers les individus (musulmans ou non) non-belligérants.

L'éthique de guerre dans la tradition prophétique

Bien avant les conventions de Genève, le prophète de l’Islam Mouhamad ordonnait à ses disciples de respecter des règles extrêmement strictes lors des conflits armés.

« Combattez au nom de Dieu, dans le sentier de Dieu, celui qui a nié Dieu. Ne trahissez pas, ne transgressez pas, ne tuez ni enfant ni femme ni homme âge, ni un reclus dans une tour. Ne coupez ni palmier ni arbre, et ne détruisez pas de bâtiment. »
Sunan al-Bayhaqi

Ainsi, l’éthique de guerre de l’Islam assure pleinement la sécurité et l’intégrité des civils (femmes, enfants et personnes âgées), des monuments et de la nature.

Et dans une autre narration, le prophète de l’Islam avertit celui qui s’en prendrait à un individu non-belligérant.

« Quiconque tue un bénéficiaire du pacte [de non-agression] ne sentira pas l’odeur du Paradis, sachant que son odeur est perceptible à une distance parcourue en quarante ans. »
Al-Boukhari

L'éthique de paix en Islam

S’il appelle sans doute possible à se préparer à la guerre, l’Islam attache néanmoins à cet appel des règles de conduite extrêmement strictes à adopter en période de conflit : combattre uniquement ceux qui ne désirent pas la paix et ne jamais transgresser, ne pas atteindre à la vie des civils et des innocents et veiller à la protection de la nature et des monuments.

Ce sont donc là les règles que les musulmans eurent à respecter envers les individus belligérants qui furent leurs persécuteurs, qui les ont dépouillés de leurs bien, ont atteint à leur liberté et à leur vie.

Il est alors intéressant de se demander : si l’Islam dicte pareilles règles de conduites en temps de guerre, quelque soit la nature et les crimes passés des ennemis, quel est son message concernant les innocents en temps de paix ?

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Writing Thu, 06 Dec 2025 12:42:13 +0000
Batailles et moralité humaine https://www.positivislam.ch/positivwriting/batailles-et-moralite-humaine https://www.positivislam.ch/positivwriting/batailles-et-moralite-humaine Batailles et moralité humaine

Dans mon précédent article[1], je définissais le mot « Jihâd » et expliquais comment nous pouvions mettre en pratique, individuellement, cette notion quotidiennement. Dans cet article, je traiterai avec toi les règles humanitaires et celles également présentes dans le Coran ou la Sunna liées à la guerre. En effet, nous voyons de nombreux groupes disant pratiquer la guerre sainte mais qui, comme nous le verrons plus bas, enfreignent de nombreuses règles qui y sont liées.

En effet, cela peut surprendre au premier abord mais l'Islam impose effectivement des règles lorsque des batailles doivent avoir lieu afin de ne pas dépasser les limites de la moralité humaine. Parmi ces règles nous pouvons retrouver :

  • Ne pas tuer ni enfants, ni femmes, ni personnes âgées et toute personne ne faisant pas parti de l'armée adverse ;
  • Ne pas détruire ce qui est construit[2] ;
  • Ne pas s'adonner à du vandalisme[3] ;
  • Les prisonniers de guerre doivent être bien traités ;

Ceci est une liste non exhaustive concernant les règles lors des batailles présentes également dans le « droit des conflits armés »[4]. Mais nous pouvons déjà nous apercevoir que, lorsque certains groupes attaquent, ils ne respectent pas la plupart de ses règles. Si nous prenons l'exemple de l'attaque survenue à l'aéroport de Bruxelles en mars 2016 et qui a fait plus de 32 morts et 340 blessés[5], les personnes qui ont perpétué cette attaque ont violé, au minimum, deux des règles citées ci-dessus. Ils s'en sont pris à des civils et ont détruit une infrastructure. D'autres règles ont probablement été violées, notamment l'interdiction au suicide.

En conclusion, nous pouvons nous apercevoir que des groupes appellent à une "guerre sainte" (si je pouvais mettre cinquante pairs de guillemets je le ferais) mais ils ne respectent pas les fondements et les règles qui la dictent. Ainsi, je ne peux que te conseiller d'être encore plus prudent avec ces groupes et, comme le dit le Prophète Muhammed (paix sur lui), il est préférable de rechercher une réconciliation que la bataille :

« Facilitez et n'entravez pas ; annoncez la bonne nouvelle et n'inspirez pas de l'antipathie, agissez dans un but de conciliation et non dans un but de division »[6]

Écrit par @Rayouff

[1] Article : « Partons tous au Jihâd »: https://www.positivislam.ch/positivwriting/partons-tous-au-jihad

[2] Hadith rapporté par l'Imam Malik n°982

[3] Sahih Muslim n°4297

[4] https://baripedia.org/wiki/Les_r%C3%A8gles_mat%C3%A9rielles_du_droit_des_conflits_arm%C3%A9s

[5] L'Express : https://www.lexpress.fr/actualite/monde/europe/explosions-a-l-aeroport-zaventem-de-bruxelles_1775564.html

[6] Sahih Muslim n°1733

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Writing Fri, 23 Nov 2025 13:59:41 +0000
Les doutes et le sens https://www.positivislam.ch/positivwriting/les-doutes-et-le-sens https://www.positivislam.ch/positivwriting/les-doutes-et-le-sens Les doutes et le sens

Dans mon éducation, mon entourage et ma communauté, lorsque j’étais plus jeune, la priorité était donnée à l’aspect pratique et extérieur. Bien faire ses 5 prières, en insistant sur des détails concernant la gestuelle et en faisant également des prières surérogatoires, savoir réciter le plus de textes du coran possible même lorsque l’on n’est pas arabophone, ne pas faire ce qui n’est pas permis (boire de l’alcool, vivre une relation avec une personne du sexe opposé hors mariage etc.), jeûner le mois du ramadan et même jeûner en d’autres occasions… Malheureusement, cet accent mécanique m’a amenée à un automatisme dans ma pratique sans lui donner de sens, ni de réflexion. Certains musulmans, bien souvent n’ayant pas même des connaissances approfondies de l’islam, ajoutaient même des interdits divers et variés sans même leur donner de raison, de signification ou de source.

J’entre de ce fait en un certain désaccord avec la manière dont on m’a enseigné l’islam. Je dirais même que, souvent, ça m’a complétement rebutée de la pratique et éloignée du sens et de la finalité que je donne à la religion, à savoir, s’améliorer constamment et avoir un bon comportement.

Le doute

D’après moi, la remise en question fait partie intégrante de la foi en Dieu. Je ne pense pas que l’on puisse croire en Dieu sans jamais remettre en question son existence. Je pense que pour avoir la foi, pour croire, il faut justement douter à certains moments – sinon, on est trop aveuglé par ses émotions et ses passions, ce qui mène à des dérives. Le Prophète Mouhammad n’a-t-il pas douté lui-même en ayant eu la Révélation alors même qu’il avait vu l’ange Gabriel et entendu des versets du coran, se croyant devenu fou ?

C’est difficile d’exprimer ses incertitudes par des mots. J’ai d’ailleurs de la peine à écrire à ce sujet tellement d’idées se bousculent dans ma tête. J’en ai presque un sentiment de gêne car ça touche à une partie intime de ma personnalité.

Lorsque je me retrouve seule, à aller me promener, à lire ou réfléchir dans mon coin sans personne autour de moi, sans séries ou émissions pour me distraire, c’est là que je me sens le plus proche de Dieu, que son Existence s’impose à moi comme une évidence. C’est quand je vois la beauté de la nature : les arbres, les différentes formes de feuilles, que je croise un chien qui court ou un chat qui vient ronronner à mes pieds, des canards qui voguent tranquillement sur le lac que je sens une Présence supérieure qui est à l’origine de toute cette splendeur. Ces moments ne sont pas faits de doutes mais de confiance et de sérénité et où j’ai besoin d’être au plus proche de ma foi.

Des valeurs et des gens

En ayant étudié ma religion, j’y ai trouvé des principes et des valeurs auxquels j’adhère et que je trouve magnifiques mais très exigeants tant ils touchent à quasi tous les aspects du quotidien que ce soit au niveau extérieur, dans la pratique, ou au niveau intérieur des intentions et des pensées : la paix, la dignité, la spiritualité, la solitude, la liberté, l'humilité, la maîtrise, la responsabilité, la tempérance, la douceur, le bien-être, la patience, le courage, la compassion, la famille, le voisinage, la justice, la générosité, la fraternité, la solidarité, le sacrifice, le respect, le pardon, la pudeur, la politesse. Tant de valeurs à développer, à analyser et à mettre en pratique.

Ces connaissances et cette vision de ma religion m’ont amenée à partir du principe que tout musulman partage ces mêmes principes, ce qui en ferait des individus extrêmement moraux. Vision bien simpliste et naïve qui m’a valu de violentes déceptions au fil des années. Combien de jugements, de rejets, de médisances, de leçons morales sans fin, de jalousie j’y ai trouvés. La déception s’est vite transformée en haine contre ma communauté et en doutes quant aux enseignements que l’on m’a inculqués et quant à la manière de pratiquer et d’appréhender l’islam.

Aujourd’hui, en prenant du recul, j’ai compris une chose qui paraît pourtant tellement évidente : des bons et des mauvais, il y en a partout…. Ou plutôt je dirais : des bons et des mauvais actes sont perpétués partout, qu’ils le soient au nom de la religion, de l’argent, de privilèges acquis, d’une vengeance, de la jalousie ou autre. Au final, ils sont présents peu importe où l’on va et c’est à chacun de trouver les ressources nécessaires pour y faire face et ne pas soi-même faire du mal à autrui.

Le sens

Donc… où est le sens ? Pour ma part, il est dans la quête de développer mes qualités et d’amoindrir le plus possible mes défauts. Il est dans ma conviction que je dois contribuer à la société dans son ensemble et non seulement au sein d’une communauté en particulier. Il est dans ma relation à Dieu, que je considère comme mon Guide, mon Créateur, mon Confident. Il est aussi dans les valeurs que je porte et dans ma relation aux
autres : dans le respect que j’essaie de leur porter, dans la politesse et les services que je peux rendre. Il est également dans ma certitude que des personnes me feront du mal mais que je devrai trouver la force en moi d’y faire face et que je subirai des épreuves tout au long de ma vie mais que ça passera et que de nombreux moments de joies, d’amour et sérénité se produiront encore.

Bien sûr, c’est une vision idéale et en pratique ce n’est pas aisé à appliquer. Je suis loin d’être parfaite ou d’y parvenir et il y a des moments où je perds le courage. Mais j’essaie et je pense que c’est ce qui fait toute la différence même lorsqu’on n’atteint pas le but final. Pour moi, le cheminement est clairement plus important que l’arrivée. C’est ce qui nous façonne et façonne nos actes. Quoi qu’il arrive on a tous et on aura toujours tous des démons contre lesquels il faudra lutter.

Prendre son chemin

La vie est parfois loin d’être facile. Entre les échecs, la perte d’un être cher, un événement traumatisant, les peines de cœur et le mal que l’on peut subir d’autrui, la vie a pour tout un chacun des épreuves en réserve. Chacun a sa manière de surmonter ces obstacles ou parfois n’en a justement pas et les conséquences peuvent être désastreuses. Personnellement, c’est ma foi qui m’aide à avancer. Ma foi en Dieu. C’est à travers Lui que j’arrive à ne pas perdre espoir, à avoir du courage, à continuer d’essayer lorsque j’échoue et à donner un sens à ma vie. Chaque jour j’essaie de garder en mémoire que le jour viendra où je devrais rendre des compte sur ma vie passée ici-bas.

J’ai des désaccords avec de nombreuses opinions fondées sur l’islam mais j’ai fait mon propre cheminement dans ma foi et je pense que chacun doit l’entreprendre en restant ouvert aux autres mais surtout en menant ses propres recherches, en questionnant, en critiquant, en réfléchissant. Je crois qu’aujourd’hui plus que jamais il est important de laisser chacun libre de ses choix, de ses croyances et dans sa manière de pratiquer ou non une quelconque religion.

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Writing Tue, 06 Nov 2025 09:55:49 +0000
Il radicalismo islamico come indice di una problematica generazionale? https://www.positivislam.ch/positivwriting/il-radicalismo-islamico-come-indice-di-una-problematica-generazionale https://www.positivislam.ch/positivwriting/il-radicalismo-islamico-come-indice-di-una-problematica-generazionale Il radicalismo islamico come indice di una problematica generazionale?

Di fronte a una forma di radicalismo violento d’impatto così immediato come il terrorismo, è normale reagire con sentimenti di paura, incomprensione e assoluto rifiuto. Numerose domande sorgono spontanee nella mente delle persone comuni: Perché degli sconosciuti stanno apportando terrore nella mia vita? Perché questi fenomeni sembrano avvenire sempre più spesso? Per quale motivo i cosiddetti attentatori suicidi uccidono se stessi e altri in nome dell’islam?

Se non si conosce la religione musulmana, vi è quindi il rischio che qualsiasi contatto con essa venga rifiutato a priori, poiché, a causa di una paura individuale spesso fomentata mediaticamente e in ambito politico, vanno a mancare l’interesse e la volontà di addentrarsi in un’analisi più approfondita. Alle legittime questioni che la maggior parte degli occidentali si pone dopo attentati terroristici, vengono date varie risposte, che spaziano dalla semplificazione dell’atto con la sua generalizzazione al singolo musulmano a tentativi di analisi più ampi proposti da alcuni media o esperti del campo.

In questo blog vorrei discutere la teoria del politologo francese Oliver Roy, il quale vede nel radicalismo islamico un’espressione di un problema generazionale proprio alla società occidentale.[1] Egli si distacca dal concetto di radicalizzazione dell’islam, portando avanti l’idea di un’“islamizzazione della radicalità”, secondo cui l’islam funga semplicemente da cornice a un fenomeno moderno di violenza (Mauro 2017).

I giovani jihadisti provengono prevalentemente da Europa e Stati Uniti e appartengono a due categorie principali, la prima comprendente ragazzi di seconda generazione cresciuti in Occidente, l’altra i convertiti. Ciò che accomuna entrambi i gruppi è la rottura con la cultura e religione dei propri genitori e il netto rigetto della società occidentale (cf. Roy 2014: 115 & Roy 2015). Lo schema di rivolta del giovane tipo è sempre lo stesso: un individuo normale, che non è mai stato particolarmente devoto o non hai mai seguito la pratica religiosa dei propri genitori, cambia improvvisamente comportamento diventando religioso, isolandosi, per poi passare all’atto in un tempo relativamente breve (cf. Roy 2014: 115).

La specificità islamica del radicalismo risiederebbe così solo nella causa, cioè nella presenza di cellule fondamentaliste che offrono a giovani senza prospettive la possibilità di esprimere il proprio bisogno di rivalsa (cf. Roy 2014: 115–116). Per Roy (2014: 115), gli atti terroristici sono quindi espressione di un nichilismo generazionale che va al di là delle frontiere religiose. Questo fenomeno è da riportare alla perdita di punti fissi e di valori nella propria vita e al senso di non appartenenza alla propria società, motivi per cui il giovane si rinchiuderebbe nella narrativa jihadista, in cui egli stesso compie l’atto violento ed è glorificato come eroe (cf. Roy 2014: 114–115 & Roy 2008: 7). Ma, ci interpella l’autore, che differenza strutturale c’è tra l’attentato terrorista in nome dell’islam, le sparatorie nelle scuole americane oppure ancora la strage di Anders Breivik in Norvegia? Sono tutte semplicemente varie forme che esprimono uno stesso nichilismo, proprio alla gioventù del mondo occidentale (cf. Roy 2014: 116 & Roy 2015).

L’analisi di Roy mi pare molto stimolante per discutere in modo più conscio il problema della radicalizzazione, un tema in cui luoghi comuni e strumentalizzazioni sono spesso la regola. Da una parte, bisogna sicuramente interrogarsi sulla modalità in cui questi tipi di discorsi vengono diffusi nella società occidentale. Essi sono sovente plasmati attraverso strategie retoriche che alimentano politiche di chiusura, esclusione ed emarginazione. In questo contesto, le analisi di Roy appaiono molto utili per interrogarci sui motivi per cui molti giovani jihadisti siano in realtà figli delle società occidentali. Confrontati con il problema della radicalizzazione dobbiamo così chiederci che responsabilità abbiamo noi in quanto cittadini europei, musulmani e non, a tal riguardo. Perché la maggior parte dei “carnefici” ha vissuto nello stesso paese delle “vittime” e lì vi ritorna per compiere l’atto distruttivo? Che modelli d’integrazione dovremmo rivedere, riformare oppure ampliare? Quali problemi sussistono tra i giovani nella nostra società occidentale?

D’altra parte, ritengo ugualmente importante portare avanti un processo di avvicinamento e conoscenza del mondo musulmano, per discutere insieme delle problematiche effettive di entrambe le parti, con lo scopo di innalzare una voce comune contro ogni forma di violenza ingiustificata.

Fonti

Mauro, Ezio (01.06.2025): Perché i figli d’Europa scelgono l’Isis. Nati in Occidente, scolarizzati pronti a morire per "il vero Islam". Il nuovo libro di Olivier Roy. <http://www.repubblica.it/cultura/2017/06/01/news/ezio_mauro_il_vero_islam_olivier_roy-166974155/>, [21.08.2025].

Roy, Olivier (2008): “Al-Qaeda in the West as a Youth Movement: The Power of a Narrative”. CEPS Policy brief, 168/2008. <https://www.ceps.eu/system/files/book/1698.pdf>, [21.08.2025].

Roy, Olivier (2014): “Al-Qaida et le nihilisme des jeunes”, Esprit 2014/3 (Mars/Avril), p. 112-116.

Roy, Olivier (27.11.2025): “Quella dei jihadisti è una rivolta generazionale e nichilista”. Tradotto da Sparacino, Andrea. <https://www.internazionale.it/opinione/olivier-roy/2015/11/27/islam-giovani-jihad>, [21.08.2025].

[1] È importante menzionare che la teoria di Roy è duramente criticata da altri esperti, in particolare da Gilles Kepel, il quale ritiene fondamentale studiare il fenomeno della radicalizzazione nella sua peculiarità musulmana, attraverso lo studio della lingua araba e tramite ricerche sul campo. Cf. ad es.: <http://www.liberation.fr/debats/2016/03/14/radicalisations-et-islamophobie-le-roi-est-nu_1439535>, [21.08.2025].

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Writing Thu, 25 Oct 2025 11:20:05 +0000
22 mars 2016, 9h11, un grand boom https://www.positivislam.ch/positivwriting/22-mars-2016-9h11-un-grand-boom https://www.positivislam.ch/positivwriting/22-mars-2016-9h11-un-grand-boom 22 mars 2016, 9h11, un grand boom

Il ne m’a pas fallu longtemps pour comprendre ce qu’il était en train de se passer. D’abord une explosion à l’aéroport et une autre il y a quelques secondes. Je suis dans la rame de métro entre les stations de Arts-Loi et Maelbeek, celle du Parlement européen à Bruxelles. Et je viens de sentir la déflagration du kamikaze qui s’est fait exploser un arrêt plus loin.

Je ne suis pas seule dans cette rame de métro qui hurle en plusieurs langues des instructions de secours. Un ami tente de me rassurer en me serrant la main et en me disant : « Ne t’inquiètes pas, on va se sortir de là. ». J’aimerais le croire mais mes émotions prennent le dessus et il m’est impossible de penser à autre chose qu’aux terroristes qui se sont fait exploser ce matin.

Comment peut-on en arriver là ? A quel moment peut-on prendre une telle décision ? Que peut-il se passer dans la vie de ces personnes pour finir par devenir kamikaze ? Beaucoup de points d’interrogation, qui restent pour la plupart sans réponse. Beaucoup d’incompréhension aussi.

Et pourtant, je suis là, à écrire pour un blog qui s’appelle PositivIslam. J’ai décidé de m’engager dans ce projet pour plusieurs raisons. L’une d’entre elles est la suivante : je sais que l’Islam n’est pas que violence. Je ne suis pas musulmane et pourtant j’ai à cœur de montrer un autre visage de cette religion. L’ami rassurant du métro est musulman. Ce n’est pas sa religion qui a tué 32 personnes et fait 340 blessés ce 22 mars 2016. Ce n’est pas au nom d’Allah que ces actes ont été commis, c’est au nom d’un fanatisme religieux. Toutes les religions ont été et sont encore, à un moment ou un autre, prises en otage par des courants radicaux ou fondamentalistes.

C’est également ce genre d’événements tragiques qui m’ont donné envie d’entreprendre des études de science des religions. Étudier, comprendre et analyser les processus de radicalisation, le fanatisme religieux mais aussi comment les religions sont utilisées comme prétexte à la violence. Et aussi démêlés les liens flous entre politique et religion.

Qu’elles soient nommées « éducation civique », « éthique et cultures religieuses » ou « science des religions », je reste convaincue que ces branches sont sous-estimées à l’école obligatoire. Évidemment, la famille et l’éducation jouent aussi un rôle important. Mais puisqu’il s’agit là de débats et problèmes publics, l’école obligatoire a aussi un rôle à jouer et à assumer, même dans un état laïque. Les élèves ne s’y intéressent souvent pas car on leur présente des concepts abstraits, dont ils ne comprennent pas encore les enjeux. Et pourtant, c’est notamment à travers cette matière qu’ils peuvent apprendre la tolérance, l’ouverture d’esprit, le vivre ensemble, le respect et aussi découvrir de nouvelles cultures et croyances. Et ça, c’est à mon sens, déjà un bon début. C’est quand ils sont jeunes qu’il est nécessaire qu’ils intègrent ces notions car c’est aussi dans cette période charnière que se forment leurs premières opinions politiques et visions de notre société.

Certains me trouveront utopiste ou naïve, mais c’est par là que tout commence : accepter et comprendre la différence sans remettre en cause ses propres convictions !

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Writing Wed, 17 Oct 2025 11:13:08 +0000
Comment s'est déroulée ma conversion à l'islam? https://www.positivislam.ch/positivwriting/comment-s-est-deroulee-ma-conversion-a-l-islam https://www.positivislam.ch/positivwriting/comment-s-est-deroulee-ma-conversion-a-l-islam Comment s'est déroulée ma conversion à l'islam?

Es selam aleykum wa rahmetullah wa barakatu, je voudrais tout d’abord commencer par saluer mes frères et sœurs en Islam et saluer également toute personne, qu’elle soit croyante ou non, et cela avant d’entamer ma rédaction sur le sujet de ma conversion. Je voudrais tout d’abord dire aux lecteurs et aux lectrices que lors de ma prise de parole, j’essayerai de rester moi-même et sincère dans mes propos : ainsi vous pourrez, je l’espère, comprendre mon cheminement dans cette religion qu’est l’Islam. Je sais qu’en vous exposant mon passé, mon présent et les raisons qui m’ont poussée à adopter ce mode de vie, je prends le risque de rendre certains d’entre vous réticents ou méfiants à mon égard. C’est pour cela que je vous demande, cher public, d’être indulgent à la lecture de mes diverses publications, qui contribueront je l’espère à adoucir l’image de l’Islam mais également à sensibiliser la communauté musulmane et toute autre personne au phénomène de la radicalisation.

Je suis issue d’une famille musulmane dès ma naissance. Ayant une mère pratiquante depuis plus de 10 ans et un père qui a très peu de lien avec la pratique religieuse, aucun des deux ne m’ont donné une éducation religieuse. C’est Lorsque je n’avais que 13 ans que j’ai demandé à ma mère pourquoi est-ce qu’elle ne m’avait jamais parlé de notre religion. Elle m’a tout simplement répondu que j’étais beaucoup trop jeune pour comprendre les valeurs et les principes de l’Islam, mais cela ne m’a jamais empêchée de lui avoir poser beaucoup de questions comme par exemple « Qui est Allah ? Peut-on le voir ? ou bien qui est le prophète Muhammed ? Bien sûr, Les réponses étaient « Allah est ton Dieu et celui des autres[1] et que non, on ne peut pas le voir mais que lui nous voit et que le prophète était la personne qui a été envoyé par Dieu pour nous apprendre la religion »[2]. En ce qui concerne mon père, je n’ai pas vraiment cherché à lui poser des questions, car je savais qu’il n’avait pas les réponses. Pour lui, je pense que la religion n’avait qu’une place culturelle et traditionnelle.

Tout a commencé à l’école primaire, où j’avais beaucoup de difficultés scolaires. En effet, ce point faible avait attiré la raillerie et le rejet de mes camarades de classe. C’est à partir de ces moqueries et du sentiment de rejet que j’ai bâti ma solitude. Ayant longuement cherché de l’aide chez les enseignants et chez mes proches, aucun d’entre eux n’ont su comprendre la souffrance qui m’enveloppait. Après quelques temps, j’avais pris confiance en moi grâce à des amitiés, qui ont cependant très peu duré à cause de mon côté autoritaire et têtue. A l’époque, J’avais toujours un petit coin dont je ne m’en détachais point. C’était près d’un arbre, assise sur un gros caillou. J’attendais patiemment, après chaque pause, mes anciens camarades de classe pour me rendre visite car un an auparavant j’avais doublé ma deuxième année. Mais ils ne sont jamais venus. Les jours passaient, certaines camarades de ma nouvelle classe venaient parfois me rendre visite mais je les refusais car j’estimais que je n’avais pas besoin d’elles tout simplement. Je voulais rester seule, car personne ne me convenait réellement et je n’avais pas cette capacité à cacher la souffrance que je pouvais ressentir. Cette incapacité à découvrir l’autre et à rentrer en contact avec l’autre m’était impossible car je n’avais pas confiance en moi. Je n’avais plus aucune valeur à mes yeux alors pour quoi je devrais en avoir aux yeux des autres ?

Aujourd’hui, avec un peu plus de recul, j’ai compris qu’on ne peut pas choisir qui on est mais que c’est le vécu qui te fait devenir ce que tu es. Seule au monde, je ne savais plus vers qui je devais me retourner. Je ne trouvais pas ma place dans ce monde. Où était-elle, alors que je subissais moqueries sur moqueries, violence sur violence, de la part de mes camarades pourquoi ? Peut-être parce que je n’avais pas les connaissances nécessaires pour être au même niveau que tout le monde ? ou parce que j’avais besoin de plus temps pour pouvoir arriver au même niveau qu’eux ? Je ne sais pas. Je ne comprenais pas d’où venait toute cette agressivité et pourquoi est-ce que c’était moi que ça touchait et pas les autres ? Qu’avais-je fais pour avoir été sujette à ce genre de traitement ? Encore aujourd’hui je n’ai pas la réponse.

Je m’arrêterai là pour ce qui est de la première partie qui parlait de mon vécu à l’école primaire et qui fut une des causes de ma conversion. Je vous expliquerai, si Dieu le veut, ma découverte de l’Islam et comment est-ce que j’ai débuté dans ma nouvelle vie qui allait commencée en tant que musulmane pratiquante avec toutes les réalités que j’ai pu découvrir.

Sur ce que la paix soit sur vous.

[1] Traduction rapprochée S.2V.117 : Il est le Créateur des cieux et de la terre à partir du néant ! Lorsqu’il décide une chose, Il dit seulement : « soit », et elle est aussitôt

[2] S.64V.12 : Obéissez à Allah et obéissez au Messager et si vous vous détourne… Il n’incombe à Notre messager que de transmettre en claire (son message).

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Writing Fri, 05 Oct 2025 11:48:26 +0000